#42 Spuntini d'agosto
La newsletter di agosto è un’occasione di prendercela comoda, non riflettere troppo, lasciare spazio alle cose, alle voci e alle pagine che ci sono piaciute di recente. Nella speranza che vi sia gradito ricevere qualche suggerimento, sia che siate in vacanza e abbiate voglia di farvi accompagnare da qualcosa di bello da leggere o da ascoltare, sia che le vacanze le abbiate già fatte, sia che vi stiate preparando per farle, sia che magari non le facciate proprio.
Sulla questione performatività delle vacanze si sta parlando molto nella nostra bolla social in questi giorni, anche in relazione a un trend diffuso che invita gli utenti di Instagram a segnare in un elenco di città famosissime sparse in tutto il mondo quali abbiano già visitato. Il meccanismo tick in the box a cui siamo tuttə molto abituatə comporta in effetti di per sé una dinamica performativa: presuppone intrinsecamente che l’obiettivo ideale sia spuntare tutte le voci, e in questo caso tutte le città; ogni box che rimane vuota è un punto da inserire una nuova lista, questa volta una bucket list di cose da fare, di posti da vedere, di esperienze da vivere. C’è poi un altro punto, un elefantino nella stanza: ogni spunta è un viaggio, il più delle volte un viaggio lontano, e dunque costoso, e dunque ogni elenco con tante spunte, inevitabilmente, parla un po’ anche delle possibilità economiche di chi lo ha spuntato. E quindi? Se ci sembra un trend carino non lo dobbiamo fare perché implica tutta questa serie di problematiche? E allora tutte le volte che metto una storia con l’acqua cristallina e la spiaggia bianca sto performando la mia vacanza, e, implicitamente, i soldi che sto spendendo per farla? Davvero vogliamo semplificare così tanto l’equazione viaggiare = avere soldi, pur nella consapevolezza che i viaggi si possono fare in molti modi diversi, talora sacrificando altre spese? E non è poi un po’ violento giudicare, a partire da qualche storia su Instagram, la disponibilità economica di una persona, senza saperne in realtà nulla – come li ha guadagnati, come li usa, le scelte che fa a riguardo?
La verità è che non lo sappiamo: dove sta la giusta via, l’equilibrio. Avevamo detto che ad agosto riflettere troppo non ci piace, quindi vi lanciamo questo spunto senza esporci troppo, consigliandovi di leggere a riguardo l’ultimo numero della rivista digitale extraThePeriod (scaricabile gratuitamente!), diretta emanazione del progetto editoriale ThePeriod di Corinna de Cesare.
Spuntini
Due volte che sono morto di Paolo Nori
Il podcast di Paolo Nori racconta delle due volte, una nel 1999 e una nel 2013, in cui si è diffusa la voce che fosse morto in seguito (entrambe le volte) a un incidente. E’ un podcast, come lo definisce lui stesso nella prima puntata, che vuol essere sgrammaticato e rumoroso: non segue un ordine evidentemente logico, quindi non sai mai cosa aspettarti. I due fatti attorno a cui ruota tutto sono concreti, molto, ma i pensieri che partono da lì sono svariati e prendono direzioni imprevedibili. Filosofiche, spesso, esistenziali, ma senza mai perdere la leggerezza. Fa ridere e piangere a un minuto di distanza. La voce principale è la sua (irresistibile), ma ne intervengono molte altre (suoi familiari, amici, e altre persone che hanno avuto a che fare a vario titolo con le esperienze in questione).
La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead
La protagonista di questo romanzo è Cora, una giovane schiava nera che decide, in seguito alla proposta che le viene fatta da un altro schiavo, Caesar, di fuggire dalla piantagione di cotone in Georgia dove vive, lavora e soffre da quando è stata lì partorita da un’altra schiava, Mabel, che è però a sua volta scappata quando Cora aveva nove o dieci anni (non conosce con precisione la propria età). Il suo viaggio, che ha dei tratti archetipici – lo scrittore nel costruirlo gioca con i rimandi a viaggi celebri e topici come quelli di Odisseo e di Gulliver – la porta da uno Stato all’altro, ognuno con caratteristiche diverse, sulle locomotive della ferrovia sotterranea, una vera e propria rete ferroviaria clandestina gestita da abolizionisti che aiuta gli schiavi del Sud a fuggire al Nord.
E’ una storia dolorosa, ma che non fa piangere: non chiede al lettore di stare male, di empatizzare nel senso più immediato del termine; la scrittura asciutta, che procede dritta senza indugiare mai nel compatimento, e la complessità dei personaggi, che sì, sono buoni o cattivi, ma mai solo quello, non permettono a chi legge di provare mai pietà, al massimo rabbia o passione o tenerezza. E’ un romanzo storico, nel senso più classico del termine: prende la verità storica e la racconta con incredibile immediatezza, ma non raccontando la verità verità, bensì distorcendola e fantasticandoci sopra. La ferrovia sotterranea non è mai esistita: the underground railroad è un’espressione che si usa nella storia americana per indicare la rete di abolizionisti che in effetti aiutava gli schiavi a scappare, ma su una vera e propria ferrovia. La metafora che si fa concreta per far muovere (letteralmente) la storia di Cora è il piccolo capolavoro dentro a questo romanzo.
Legami di Eshkol Nevo
Questo invece fa un po’ piangere. Non di tristezza profonda, piuttosto di malinconia: sentimento che Eshkol Nevo è un maestro assoluto nel creare e rendere quasi palpabile, a volte davvero con due o tre frasi. Legami è una raccolta di racconti: come si può intuire, ognuno racconta un legame diverso – amoroso, filiale, amicale; ma raccontare non è il termine giusto, perchè lascia presupporre che ci sia un inizio, uno svolgimento e una fine. Invece ogni legame è davvero quasi creato con le parole, visibile e tangibile, il lettore vi è catapultato dentro, ogni volta in un momento diverso, senza sapere a che punto ne uscirà. Dentro alcuni vorresti starci per molto più tempo, molte più pagine, e quando il libro finisce ne vorresti altri dieci.
Festeggiatemi come vi pare, una serata dedicata a Michela Murgia
Non sono ancora riuscita ad ascoltare la puntata di Morgana dedicata a Michela Murgia: non riesco ancora a sentir parlare di lei al passato, è da un anno che prendo tempo, so che c’è e che prima o poi troverò il coraggio per schiacciare play. Ho ascoltato però la puntata dedicata a Sylvia Plath e, quando ho sentito Chiara Tagliaferri - con la sua voce indiscutibilmente splendida - dire noi siamo, e saremo sempre, Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, mi sono commossa. Il 3 giugno 2024 Murgia avrebbe compiuto 52 anni e ə suoə amicə hanno deciso di festeggiarla dedicandole una serata al Teatro Carcano di Milano: Festeggiatemi come vi pare. Questo video fa ridere e piangere insieme: Marcello Fois che racconta della lingua sarda che lo accomuna a Michela e ammette di non essere riuscito ad andare al funerale, fa piangere; Lella Costa che prova pietà per i numerosi datori di lavoro che hanno deciso di assumere Murgia, fa ridere; il dott. Calabrò che legge i messaggi whatsapp ricevuti durante il periodo della malattia - La scia luminosa dei giorni del compleanno non accenna a spegnersi, è tutto perfetto -, fa piangere. Fatico a collocare Michela Murgia come appartenente al passato perché leggere e rileggere i suoi libri emana una scia luminosa e una forza che guarda al futuro: è lì che lei è già, è lì che ci aspetta, anche un po’ infastidita per l’attesa.
Vediamoci (e sentiamoci)
Dove come quando e perché
Forse non tutti sanno che abbiamo lanciato un nuovo format di Birrette per Podcast ovvero Ti leggo una birretta, la versione audio delle birrette testuali. Al momento su Spotify trovate: Il posto più (in)felice del mondo, letta da Marta, e I maschi e noi, letta da Francesca. Le novità non finiscono qui perchè in questo format ci piacerebbe aggiungere altre voci alle nostre; potrebbe funzionare così: se hai una birretta preferita e ti va di registrare una puntata, scrivici su Instagram o via mail – birretteperposta@gmail.com – in modo da accordarci riguardo tutti gli aspetti tecnici. Non siate timidə!
Mercoledì 11 settembre (alle ore 19.30) si terrà presso la Biblioteca Malerba il secondo incontro di Sibilla, il nostro gruppo di lettura sui temi del femminismo e della parità di genere. Insieme discuteremo di L’invincibile estate di Liliana di Cristina Rivera Garza: un libro straziante e luminoso nel quale l’autrice ricostruisce la vicenda che ha portato al femminicidio della sorella, Liliana, avvenuto nel 1990 a Città del Messico. Se l’avete letto, fateci sapere cosa ne pensate; se vi va di partecipare e saperne di più riguardo il gruppo di lettura non esitate a scriverci!



